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Questo è il sito ufficiale che sostituirà ogni altra forma di pubblicazione su forum, blog o social. In questo momento questo blog è in strutturazione sia grafica sia nei contenuti, per questo motivo si prega di tornare tra qualche settimana. Si ringrazia comunque per l'interessamento e la visita. Per maggiori informazioni sull'autore potete usare i link in basso nel footer, gli interventi del blog sono raggruppati attraverso aree presenti nel menu principale in alto. Al momento i commenti non sono abilitati. A causa di tantissimi impegni sto inserendo gli argomenti che tratterò in un secondo momento, se avrete pazienza riuscirete a leggerli... P.S. Le riflessioni inserite sono quelle che finiscono l'introduzione con tre puntini. Grazie per la visita.

Morte relativa

Argomento di cui nessuno vuole parlare. Argomento che ti investe quando la malattia è terminale. Argomento che ti rincorre quando le forze iniziano a mancare. Argomento dimenticato e allontanato tramite abitudini e impegni. Argomento sempre presente, perché del domani non vé certezza. Argomento che mette a disagio, che pone mille dubbi, che fa paura, che fa terrore. Eppure, vita e morte sono facce della stessa medaglia. Ma cosa vuol dire morte? Perché ormai sono tanti, quasi infiniti, i modi di definire la morte. Tu? Ci pensi? No? Non vuoi pensarci? Allora questa riflessione non è certo per te.
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Tin Hinan e i Tuareg

Diciamo che Tin Hinan è la scusa per parlare dei tuareg, non quelli di oggi, ma quelli di un tempo. Dove la storia di una donna si mescola con la sua stessa leggenda e si tramuta in una favola per adulti. Il vento del tempo, inesorabile, sta per cancellare le tracce di questa favola, anche in forza dei problemi ambientali e politici; tuttavia sarebbe opportuno, visto come sta andando la nostra società, comprendere questa storia perché all'epoca era all'avanguardia. I tuareg, non sono solo mussulmani, ma anche cristiani e alcuni di loro seguono lo zoroastrismo. Ma chi è Tin Hinan? Scopriamolo e capiremo perché le donne hanno una grande responsabilità nella società moderna e perché dovrebbero essere loro stesse e non la brutta copia di un uomo.
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Linux Mint

Quando si parla di distribuzioni linux viene in mente per prima Ubuntu e poi Mint. Il motivo è presto detto: Ubuntu è la più versatile e riconosce la gran parte dei dispositivi. In questo articolo non voglio fare un confronto e non ho intenzione di iniziare una battaglia a pro di Mint, piuttosto mostrerò alcuni fattori prioritari di Mint che possono essere di grande aiuto per chi inizia e scoprire che la differenza è più nel destkop che si usa piuttosto che nel sistema operativo.
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Sarò ricordato

Nella foto il gruppo P101 della ditta Olivetti, un gruppo di persone creative che hanno creato una delle prime realtà informatiche italiane. Sono poche le persone che si ricordano di queste persone. Eppure hanno creato qualcosa di grande. Noi? Cosa abbiamo fatto della nostra vita? Come saremo ricordati? Ma saremo poi ricordati? I cimiteri sono pieni di "nomi e cognomi" più o meno illustri che vengono ricordati una volta all'anno, due o tre nella migliore ipotesi. Non perché vi sia un reale ricordo quanto perché la consuetudine richiede questo.
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Religione vs nulla

Dentro ogni persona c'è la ricerca di qualcosa di speciale. Alcuni hanno trovato delle risposte, altri un percorso, altri l'illuminazione. Chi è venuto dopo sul ricordo di queste persone hanno creato un'istituzione, una religione o semplicemente una scuola. Cercano di perpetuare le stesse idee che però il tempo e l'incomprensione rendono lacere e senza forza. Allora, vengono imposte rigide regole, interpretazioni o leggi che disgregano, alla fine, la stessa autenticità del primo messaggio. La violenza, natura dell'essere umano senza conoscenza, è così radicata insieme al desiderio di potere che si esprime in ogni attimo della sua vita, anche quella più umile. Ma la religione è la giusta risposta? Ma la scienza è la giusta risposta? Colleghiamo la coscienza e l'anima come a qualcosa di lontano da noi, ma è così? Un po' come la morte. Esite? Non esiste? Riflettiamo con alcune domande.
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Pubblicità occulta

Una volta c'erano regole precise per la pubblicità oggi c'è il far-west. Ogni pubblicità viene studiata nei minimi dettagli: immagini, luci, suoni, parole, effetti sono tutti improntati a imprimere nella persona il desiderio di quell'oggetto; anche facendo leva sul desiderio e le debolezze. Non si parla però di suoni o immagini subliminali che in diversi paesi sono vietati, ma in Italia no. Crediamo di essere liberi, ma non lo siamo. Crediamo di fare delle scelte, ma non sono le nostre. Crediamo di conoscere la realtà, ma non è quella che ci raccontano. Crediamo di conoscerci, ma non abbiamo mai iniziato una seria ricerca su noi stessi. Perché? C'è un problema molto semplice: c'è la possibilità di dover riconoscere i propri errori e responsabilità.
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Deserto interiore

Siamo circondati da messaggi, da insegne, da suoni, da luci e da infiniti pensieri. Eppure siamo soli. Abbiamo la possibilità di fare infinite attività eppure è un deserto: una persona sta male e tutti la guardano in modo indifferente, una sola chiama il 118, una sola si avvicina per chiedere. La verità è che ognuno vive un proprio mondo, chiuso nella propria torre, chiuso nelle proprie idee e pregiudizi. Anche quando vive in un gruppo e si interrelazione e collabora con altre persone vede solo ciò che vuole, giudica sulla base di ciò che conosce. Giudica, appunto, ciò che ritiene corretto senza nessun reale contatto se non quello offerto dai sensi e filtrato dalla mente. Il mondo è grande, vario e incredibile; ma in realtà è un mondo fatto di infinite bolle dove ognuno guarda fuori senza mai prendere contatto con chi sta nell'altra bolla. Possiamo rompere queste bolle? Possibile, ma se poi ci troveremo in un deserto da soli perché nessun altro ha rotto la bolla.
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Social vs Privacy

C'è un grande parlare di privacy, ma poi tutti chiacchierano nei social. Si tratti di Facebook, Linkedin, Google plus o uno dei tantissimi forum, chat o community, la verità che l'essere umano ha la necessità impellente di esprimere i suoi pensieri a qualcuno. Pensieri che possono essere critiche, rabbia, disagi, allegria, goliardia o semplicemente felicità, ma che sia alla portata di qualcuno, non importa chi. I canali Social sono come il barbiere, si racconta senza limiti qualsiasi cosa e senza rendersi conto che chi è dall'altra parte del filo potrebbe farne un uso diverso dei nostri pettegolezzi. Nessuno si domanda perché questa necessità impellente. Nessuno si domanda che fine facciano le nostre foto. Nessuno si domanda se nel fare una foto abbiamo inquadrato qualcuno che potrebbe, sempre per la legge sulla privacy, denunciarci. Ci difendiamo dicendo che siamo in un luogo pubblico, ma questo non basta. Non basta neppure quando perdiamo un cellulare dove al suo interno, nella rubrica, ci sono innumerevoli numeri ed email. Dati che forniamo ogni volta che installiamo, e autorizziamo, una nuova app. Poi perché un'app che fa da orologio dovrebbe accedere alla rubrica? Nessuno se lo domanda. Ecco, in questa riflessione una serie di domande che dovremmo porci, ogni tanto, non sempre. Perché anche l'esagerazione nasconde qualcosa che non funziona in noi.
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Le maschere nascoste

Tutti noi usiamo una maschera anche quando non esiste fisicamente. Alcuni, finiscono per avere per fino una faccia inespressiva dietro la quale può celarsi di tutto. Alcuni, mettendo una maschera si sentono più liberi e sono loro stessi o come meglio vorrebbero essere. Alcune, dietro un velo si sentono più protette e possono non far vedere i loro veri sentimenti a colui che non sa leggere gli occhi. Alcuni, nascondono dietro un velo la loro importanza perché, come è stato in un lontano passato, sia Maometto e Abramo nascosero il loro volto dopo aver incontrato il divino. Alcuni, sono così come sono e non hanno bisogno di una maschera.
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